3I/ATLAS: la cometa interstellare che potrebbe essere più vecchia del Sole

Illustrazione della cometa interstellare 3I/ATLAS con una lunga coda luminosa che attraversa lo spazio profondo

Ha attraversato il Sistema Solare a quasi 60 chilometri al secondo, viene da un angolo remoto della galassia e, secondo gli ultimi dati, potrebbe essersi formata quando il Sole non esisteva ancora. 3I/ATLAS, il terzo oggetto interstellare mai confermato nella storia dell’astronomia, si sta ormai allontanando per sempre — ma non prima di aver regalato agli scienziati la fotografia più dettagliata mai ottenuta di un corpo proveniente da un altro sistema stellare.

Una scoperta rara, una traiettoria irripetibile

Scoperta il 2 luglio 2025, 3I/ATLAS è solo il terzo oggetto di origine interstellare mai identificato, dopo 1I/’Oumuamua nel 2017 e 2I/Borisov nel 2019. La sua orbita, con un’eccentricità superiore a quella di entrambi i predecessori, conferma una traiettoria chiaramente iperbolica: l’oggetto non è mai stato legato gravitazionalmente al Sole e, dopo il passaggio, lascerà il Sistema Solare per non farvi più ritorno. Al perielio, raggiunto il 29 ottobre 2025 a circa 203 milioni di chilometri dal Sole, la cometa viaggiava a 68,3 chilometri al secondo. Il 22 gennaio 2026 si è verificato un allineamento raro tra Terra, Sole e cometa, con un angolo di fase di appena 0,69 gradi — una geometria di osservazione paragonabile a quella di una Luna piena, che ha offerto agli osservatori di tutto il mondo quasi una settimana di finestra osservativa eccezionale.

Più vecchia del Sole stesso

È l’analisi chimica, più della traiettoria, ad aver sorpreso gli astronomi. Utilizzando il telescopio spaziale James Webb, un team internazionale ha mostrato che 3I/ATLAS presenta una composizione chimica radicalmente diversa da quella delle comete nate nel nostro Sistema Solare — al punto da suggerire un’origine risalente a 10-12 miliardi di anni fa, ben prima della formazione del Sole, avvenuta circa 4,6 miliardi di anni fa. A luglio 2026, misurazioni condotte con il Very Large Telescope dell’ESO da un team guidato da Cyrielle Opitom, dell’Università di Edimburgo, hanno rafforzato questa ipotesi analizzando specifiche impronte chimiche — le prime di questo tipo mai raccolte su una cometa extrasolare — a sostegno di un’origine ai margini di un sistema stellare molto più antico del nostro.

Una sonda giovina reindirizzata per l’occasione

La rarità dell’evento ha spinto l’Agenzia Spaziale Europea a una scelta insolita: a novembre 2025 la sonda JUICE, in rotta verso le lune ghiacciate di Giove, ha deviato temporaneamente i propri protocolli operativi per puntare lo strumento infrarosso MAJIS sulla cometa, documentandone l’attività termica e chimica durante il periodo in cui l’osservazione da Terra era resa impossibile dalla vicinanza al Sole. I dati, trasmessi solo a febbraio 2026 per motivi legati alla posizione della sonda, hanno confermato la versatilità di JUICE anche come osservatorio mobile per eventi astronomici imprevisti. Alcuni scienziati, tra cui l’astrofisico di Harvard Avi Loeb — la stessa figura oggi a capo del nuovo comitato scientifico statunitense sui fenomeni aerei anomali — hanno persino proposto di dirottare la sonda Juno, in orbita attorno a Giove, per un incontro ravvicinato con la cometa, sfruttando una manovra orbitale nota come “manovra di Oberth”.

Un nucleo enorme, un mistero che si allontana

Le prime stime indicano un nucleo che potrebbe raggiungere i 5 chilometri di diametro, rendendo 3I/ATLAS uno dei più grandi corpi interstellari mai osservati. Dopo aver superato l’orbita di Giove attorno al 16 marzo 2026, la cometa proseguirà il proprio viaggio verso lo spazio interstellare, e all’inizio degli anni Trenta avrà definitivamente lasciato la regione planetaria del Sistema Solare. Gli astronomi, però, non hanno dubbi: con l’entrata in funzione di nuovi osservatori come il Vera C. Rubin Observatory, la scoperta di altri oggetti interstellari nei prossimi anni non è più una possibilità remota, ma un’attesa concreta. Ogni volta che accadrà, per qualche mese, un frammento di un altro sistema stellare — più antico del nostro Sole — tornerà a passare, silenzioso, davanti ai nostri telescopi.

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