Il mistero dei droni sui cieli d’Europa: cosa sappiamo davvero

Illustrazione notturna di droni non identificati sopra un aeroporto europeo con fasci di riflettori nel cielo

Aeroporti chiusi a Copenaghen, Oslo e Bruxelles. Basi che ospitano testate nucleari americane sorvolate nel cuore della notte. Un sottomarino lanciamissili francese osservato dall’alto. Da oltre un anno, droni non identificati attraversano regolarmente lo spazio aereo di una dozzina di Paesi NATO, e un rapporto pubblicato nelle ultime settimane prova per la prima volta a mettere ordine in una vicenda che ha tenuto in allerta le cancellerie di mezza Europa.

Una campagna durata diciotto mesi

Secondo un’analisi dell’International Institute for Strategic Studies (IISS), tra agosto 2024 e febbraio 2026 velivoli senza pilota hanno attraversato lo spazio aereo di una dozzina di Stati membri della NATO, oltre all’Irlanda, causando la ripetuta chiusura di importanti hub dell’aviazione commerciale e penetrando nel perimetro di alcune delle installazioni di difesa più sensibili del continente. Tra i siti sorvolati figurano basi coinvolte nel programma di condivisione nucleare che ospitano le bombe a caduta libera statunitensi B61-12, e la base francese di Ile Longue, che ospita i sottomarini lanciamissili balistici della Force de dissuasion. Secondo i dati raccolti, il 48% dei voli registrati negli ultimi due anni è avvenuto sopra installazioni militari, il 18% sopra aeroporti civili.

Le notti di Copenaghen, Oslo e Bruxelles

Gli episodi più eclatanti risalgono a fine settembre 2025: droni non identificati sono stati avvistati sopra cinque aeroporti danesi, tra cui Copenaghen e Aalborg, costringendo alla sospensione dei voli, mentre la Norvegia ha chiuso per circa tre ore lo spazio aereo di Oslo. Il 22 settembre velivoli erano già stati segnalati sopra la base militare francese di Mourmelon-le-Grand, e fonti militari avevano precisato che non si trattava di piccoli droni giocattolo. A fine ottobre è toccato al Belgio: nella notte tra il 25 e il 26 ottobre 2025 guardie di sorveglianza hanno intercettato visivamente più droni sopra il quartier generale dell’esercito a Marche-en-Famenne, episodio definito dal ministro della Difesa belga Theo Francken “una chiara operazione orchestrata contro il cuore del nostro esercito”. Il giorno successivo, nuovi avvistamenti sono stati segnalati sopra la base aerea di Kleine-Brogel, che ospita armi nucleari americane nell’ambito del programma NATO. Un elicottero della polizia inviato a intercettare uno dei droni non ci è riuscito.

Chi c’è dietro, secondo gli analisti

L’analisi dell’IISS attribuisce l’attività “molto probabilmente” a matrice russa, collegandola alla presenza nei mari del Nord Europa della cosiddetta “flotta ombra” di Mosca — navi civili, spesso battenti bandiere di comodo, dalle quali sarebbero operati i droni. Secondo gli investigatori, a Kleine Brogel si sarebbero osservate due fasi distinte: prima droni più piccoli, forse per sondare le frequenze radio dei servizi di sicurezza, poi velivoli più grandi a quote più elevate, con sistemi di comunicazione diversi. Va detto, però, che a oggi nessun Paese europeo ha attribuito pubblicamente e formalmente alla Russia un singolo episodio, né si è spinto a descrivere ufficialmente l’esistenza di una campagna coordinata: i governi coinvolti si sono finora concentrati su risposte nazionali, più che su un’attribuzione collettiva a livello europeo.

Una vulnerabilità che l’Europa sta ancora imparando a colmare

Il servizio nazionale di navigazione aerea tedesco ha registrato, nel solo 2025, 144 sorvoli sospetti, scoperti per circa il 90% dei casi da piloti o controllori del traffico aereo — un dato che dice molto sui limiti attuali dei sistemi di rilevamento. L’aumento degli episodi ha spinto l’Unione Europea e la NATO a rafforzare la vigilanza lungo i confini orientali, mentre diversi Stati hanno accelerato l’acquisizione di sistemi anti-drone. Secondo il report più recente, l’attività nei cieli europei avrebbe iniziato a ridursi solo a partire dal 2026, quando le marine militari europee hanno intensificato i controlli sulle navi sospette. Se davvero di guerra ibrida si tratta — una forma di pressione fatta di spionaggio, test dei tempi di risposta e intimidazione, senza mai superare la soglia di un atto di guerra dichiarato — la sua efficacia si misura proprio in questo: mesi di allerta, chiusure di aeroporti, e nessuna risposta definitiva su chi, davvero, stia pilotando quei droni.

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