La scoperta di un nuovo visitatore interstellare
Il 1º luglio 2025 gli astronomi del progetto ATLAS (Asteroid Terrestrial-impact Last Alert System) hanno individuato un debole puntino in movimento nei cieli del Cile. In meno di 24 ore è stato chiaro che non si trattava di una cometa qualunque: la sua orbita fortemente iperbolica indicava un’origine interstellare, al di fuori del nostro Sistema Solare[1][2]. L’oggetto, inizialmente catalogato come C/2025 N1 (ATLAS), è stato ribattezzato 3I/ATLAS: il numero 3 e la lettera “I” segnalano infatti che si tratta del terzo oggetto interstellare mai osservato, dopo 1I/ʻOumuamua nel 2017 e 2I/Borisov nel 2019[3]. Sin dalle prime analisi orbitali, 3I/ATLAS ha mostrato una traiettoria aperta (eccentricità ~6,2) che non la porterà mai a chiudere un’orbita attorno al Sole, confermando che proviene dallo spazio interstellare e che è solo di passaggio[4]. La scoperta di 3I/ATLAS è stata accompagnata da un’emozione palpabile nella comunità scientifica: per la prima volta si poteva studiare un visitatore alieno con largo anticipo rispetto al suo avvicinamento al Sole (ʻOumuamua fu scoperto in uscita e Borisov fu osservato solo pochi mesi attorno al perielio). «La sensibilità e l’agilità del telescopio Gemini ci hanno permesso una caratterizzazione precoce di questo vagabondo interstellare» ha sottolineato Martin Still, direttore del programma NSF Gemini, riferendosi alle prime immagini ottenute del nuovo oggetto[5]. Si prospetta dunque un periodo di osservazioni frenetiche: 3I/ATLAS resterà alla portata dei telescopi ancora per diversi mesi, fornendo una finestra unica per raccogliere dati prima che scompaia di nuovo tra le stelle.
Origini galattiche: da dove proviene?
Da quale remoto angolo della galassia arriva 3I/ATLAS? Gli scienziati ritengono che, come gli altri oggetti interstellari, sia un frammento di un altro sistema planetario: probabilmente si è formato attorno a una stella lontana e, in seguito a interazioni gravitazionali violente (ad esempio un passaggio ravvicinato a un gigante gassoso o la morte della stella ospite), è stato espulso nello spazio interstellare[6][7]. Per milioni o miliardi di anni questo corpo ghiacciato ha vagato nel buio tra le stelle prima di incrociare il nostro Sole[6]. Tracciando all’indietro la sua rotta, 3I/ATLAS sembra provenire dalla direzione della costellazione del Sagittario, verso il centro della Via Lattea[8]. Proprio la sua elevata velocità (circa 60 km/s rispetto al Sole al momento della scoperta) fornisce indizi sull’origine: un team di astronomi ha calcolato che 3I/ATLAS potrebbe provenire dal “disco spesso” della nostra galassia[9]. Il disco spesso è una popolazione di stelle antichissime che orbitano sopra e sotto il piano principale della Via Lattea; se l’ipotesi è corretta, la cometa sarebbe estremamente antica, forse più di 8 miliardi di anni. «Viene da una stella che forse non esiste nemmeno più», commenta l’astronoma Michele Bannister dell’Università di Canterbury, coautrice di questo studio[9]. Simulazioni presentate al National Astronomy Meeting 2025 rafforzano questa idea: 3I/ATLAS avrebbe un’alta probabilità (circa 66%) di essere più vecchia del Sistema Solare[10][11]. Ciò la renderebbe, di fatto, la cometa più antica che l’umanità abbia mai osservato[11][12]. Naturalmente queste stime andranno affinate con ulteriori dati – ad esempio studiando quanto “space weathering” (l’erosione dovuta ai raggi cosmici) ha accumulato la sua superficie nel corso delle eoni – ma già l’idea di un corpo residuo risalente alle prime fasi di altri sistemi stellari alimenta grandi aspettative scientifiche.
Traiettoria attraverso il Sistema Solare

La rotta di 3I/ATLAS la porterà a un passaggio relativamente profondo nel Sistema Solare interno, anche se manterrà comunque distanze di sicurezza rispetto ai pianeti. Attualmente la cometa si trova all’interno dell’orbita di Giove e si sta avvicinando al Sole ad altissima velocità, oltre 200.000 km/h[13]. L’orbita è inclinata di pochi gradi rispetto al piano dell’eclittica (il piano su cui orbitano la Terra e gli altri pianeti), dunque 3I/ATLAS transiterà su una traiettoria quasi “piatta” attraverso il nostro Sistema Solare[14]. Secondo i calcoli orbitali, l’oggetto ha già attraversato la fascia degli asteroidi e incrocerà l’orbita di Marte all’inizio di ottobre 2025, passando a circa 0,2 UA (circa 30 milioni di km) da Marte intorno al 3 ottobre[15]. Raggiungerà il perielio (il punto di massima vicinanza al Sole) il 30 ottobre 2025, quando transiterà appena all’interno dell’orbita di Marte a ~1,4 UA dal Sole[16]. In quella fase 3I/ATLAS sarà quasi esattamente dietro il Sole rispetto alla Terra[17], il che purtroppo impedirà le osservazioni dirette proprio nel momento di massima attività cometaria. Successivamente, la cometa emergerà dal bagliore solare dirigendosi verso l’esterno: a metà dicembre 2025 passerà alla distanza minima dalla Terra, circa 1,6–1,8 UA (oltre 240 milioni di km), senza avvicinarsi più di quanto faccia normalmente Marte[16][18]. Da quel punto in poi 3I/ATLAS imboccherà la via d’uscita dal Sistema Solare, proseguendo indisturbata il suo viaggio interstellare per non tornare mai più.
È interessante notare che lungo il tragitto 3I/ATLAS transiterà relativamente vicino anche ad altri pianeti: oltre al passaggio a 0,36 UA da Giove durante l’ingresso e a 0,7 UA da Venere durante l’uscita[19], il 19 dicembre 2025 si troverà alla minima distanza dalla Terra (1,8 UA), quando però sarà già in fase di allontanamento[19]. Queste distanze, pur notevoli in termini umani, sono abbastanza ridotte in termini astronomici da rendere la cometa sufficientemente luminosa per i telescopi (come vedremo sotto). Va anche detto che un incontro tanto ravvicinato con Giove – circa 0,36 UA, poco fuori la sfera di influenza gravitazionale del gigante gassoso – potrebbe aver lievemente alterato la traiettoria di 3I/ATLAS. Tuttavia, data la velocità elevatissima e l’orbita iperbolica pronunciata (eccentricità ~6,2), la cometa non verrà certamente catturata: proseguirà la sua corsa oltre i confini del nostro Sistema senza mai più ripassare per il perielio[20].
Dimensioni, composizione e coda cometaria
Quando è stata scoperta, 3I/ATLAS appariva come un debole puntino con un alone appena percettibile. A differenza di ʻOumuamua (che non mostrò alcuna attività cometaria), questo nuovo oggetto ha subito rivelato una piccola chioma di gas e polveri attorno al nucleo – il segno inconfondibile che possiede ghiacci che sublimano avvicinandosi al Sole[21]. Osservazioni condotte con telescopi di grande apertura (tra cui Gemini North alle Hawaii e il Vera Rubin Observatory in Cile) hanno confermato la presenza di una coma compatta e addirittura di una tenue coda di polveri[22][23]. Curiosamente, le prime immagini dalla survey Rubin hanno mostrato un’allungazione del materiale cometario in direzione del Sole – il contrario di quanto atteso, dato che di norma la pressione della radiazione solare spinge le code cometarie in direzione opposta al Sole. Una possibile spiegazione è che 3I/ATLAS stia emettendo granuli di polvere insolitamente grandi, troppo pesanti perché la luce solare possa deviarli immediatamente: essi quindi continuano a seguire la traiettoria della cometa formando una striscia in coda “rivolta” verso il Sole[23]. Man mano che l’oggetto si avvicina alle regioni più calde del Sistema Solare, comunque, ci si aspetta che la coda cometaria si sviluppi pienamente nella direzione convenzionale, spinta via dal vento solare. Gli astronomi prevedono infatti che 3I/ATLAS, provenendo da un ambiente stellare molto antico, possa essere ricca di ghiaccio d’acqua: se così fosse, il calore solare nei prossimi mesi ne vaporizzerà gli strati superficiali producendo una coda luminosa e molto estesa[24]. Allo stesso tempo la chioma di gas che avvolge il nucleo potrebbe espandersi di centinaia di migliaia di chilometri, aumentando la superficie che riflette la luce solare e rendendo la cometa sempre più brillante man mano che si avvicina al perielio[25]. Già a metà luglio 2025, il telescopio Gemini North ha ripreso un’immagine suggestiva in cui la cometa appare come una collana di perle dai colori dell’arcobaleno, risultato di una sequenza di esposizioni a diversi filtri (blu, rosso e verde) combinate in un’unica fotografia[26][27]. Nella realtà 3I/ATLAS emette una luce biancastra come le altre comete, ma questo tipo di immagini multicolore fornisce agli scienziati dati preziosi sulla composizione e distribuzione delle polveri nella chioma.

Per quanto riguarda le dimensioni del nucleo cometario, al momento le stime sono ancora in via di definizione – e potrebbero cambiare una volta che la cometa svilupperà un’attività più intensa, rendendo difficile osservare direttamente il nucleo. Le analisi preliminari delle immagini ottenute dal Rubin Observatory suggeriscono che 3I/ATLAS potrebbe avere un diametro fino a circa 11–20 km[28][29]. Se confermato, sarebbe un valore enorme: basti pensare che ʻOumuamua misurava forse 200 metri e la cometa interstellare Borisov circa 0,5–1 km[28][30]. In effetti 3I/ATLAS è già stata definita “il più grande oggetto interstellare mai visto” sulla base di queste prime stime[2]. Tuttavia non tutti gli esperti concordano sulla taglia gigante: alcuni astronomi ipotizzano che il nucleo attivo di ATLAS possa essere molto più piccolo – dell’ordine di un paio di chilometri soltanto – e che l’ampia chioma abbia ingannato le prime misure[31][30]. Il professor David Jewitt (UCLA) e altri colleghi stanno programmando osservazioni con il telescopio spaziale Hubble nell’agosto 2025, approfittando del periodo prima che la cometa attivi una grande chioma, proprio per vincolare meglio il diametro del nucleo[32][33]. In parallelo, vari telescopi – compreso il James Webb Space Telescope (JWST) – stanno iniziando ad analizzare lo spettro dei gas che 3I/ATLAS emette, nel tentativo di determinare la composizione chimica di questo antico frammento alieno[34][35]. Se, come si pensa, la cometa è ricca di ghiacci “pristine” mai esposti al calore di una stella, l’avvicinamento al Sole potrebbe far sprigionare improvvisamente getti di vapori di acqua, anidride carbonica, monossido di carbonio e composti organici. Questi gas potranno essere “sniffati” a distanza dai potenti strumenti infrarossi di JWST e dagli spettrografi di Hubble, rivelando ad esempio la presenza di molecole come idrossile (OH) e idrogeno, prodotti dalla dissociazione dell’acqua[35][36]. Misurare queste firme chimiche consentirà di confrontare 3I/ATLAS con le comete del nostro Sistema Solare: eventuali abbondanze insolite (come ad esempio un eccesso di monossido di carbonio, già osservato in 2I/Borisov) potrebbero suggerire che la cometa si sia formata in una regione molto fredda del suo sistema di origine, oppure in condizioni chimiche diverse dalla nebulosa solare primordiale. In ogni caso, 3I/ATLAS porta impressa nella sua composizione la “firma” del luogo e del tempo in cui si è formata: studiandola, speriamo di sbirciare nella chimica dei pianeti extrasolari e nei processi di formazione planetaria avvenuti in epoche remote della nostra galassia[37].
L’incontro con il Sole: cosa aspettarci al perielio?
Nel corso dell’autunno 2025, 3I/ATLAS vivrà il momento clou del suo viaggio attraverso il nostro sistema: il passaggio al perielio. Anche se la minima distanza dal Sole (1,4 UA) non è estrema – la cometa rimarrà comunque oltre l’orbita terrestre – l’intensità della radiazione solare a quella distanza sarà sufficiente a riscaldare sensibilmente la superficie del nucleo, probabilmente stimolando fenomeni interessanti. Ci si aspetta, ad esempio, che la sublimazione accelerata dei ghiacci porti a outburst (sbuffi improvvisi di luminosità) e all’apertura di nuovi getti di gas e polvere dalla crosta superficiale della cometa[34]. Un comportamento analogo era stato osservato per la cometa interstellare Borisov nel 2019: intorno al perielio Borisov aumentò la sua attività e perse addirittura un frammento del suo nucleo (un piccolo pezzo che si staccò, evento rivelato da un’improvvisa impennata di luminosità e dalla comparsa di una doppia condensazione nella chioma)[38]. La frammentazione del nucleo al passaggio al perielio non è affatto rara per le comete – molti oggetti della Nube di Oort subiscono lo stesso destino durante il loro primo avvicinamento al Sole. Borisov stessa “si è spezzata, cosa del tutto normale per una cometa”, osserva Michele Bannister, aggiungendo che ora tutti terranno d’occhio 3I/ATLAS per vedere se accadrà lo stesso a lei[39]. Non possiamo sapere in anticipo se il nucleo di 3I/ATLAS sia strutturalmente robusto o se invece cederà sotto le tensioni termiche: solo il monitoraggio costante potrà svelarlo. Purtroppo, come detto, durante il perielio la geometria sarà sfavorevole: vista dalla Terra, la cometa si troverà quasi dietro il Sole, immersa nella luce solare, rendendo impossibili le osservazioni da terra (anche telescopi spaziali come Hubble e Webb non potranno puntarla a causa della vicinanza angolare al Sole)[17]. Questo “buco osservativo” cade proprio nel periodo in cui potrebbero verificarsi i fenomeni più interessanti (outburst, frammentazioni, variazioni rapide della chioma). Per ovviare al problema, gli scienziati stanno valutando di sfruttare sonde spaziali lontane dalla Terra che potrebbero avere un’angolazione migliore: ad esempio la sonda europea JUICE (diretta verso Giove) sarà, a fine ottobre 2025, a circa 0,3 UA da 3I/ATLAS e potrebbe rivolgere i suoi strumenti verso la cometa durante il perielio[40][41]. Anche la sonda della NASA Psyche, che in quel periodo si troverà circa a 0,4 UA dall’oggetto, potrebbe raccogliere dati utili durante il suo viaggio verso l’asteroide omonimo[41]. Coinvolgere sonde in missioni diverse da quelle previste non è banale – qualsiasi deviazione nei piani deve essere attentamente valutata per non mettere a rischio gli obiettivi primari – ma alcuni ricercatori (come M. Eubanks di Space Initiatives Inc.) stanno già contattando i team di missione per esplorare queste possibilità[40][41]. Se una o più sonde riusciranno a osservare 3I/ATLAS nel periodo off-limits per la Terra, avremo la preziosa copertura completa del passaggio: dalla fase di ingresso, al perielio, fino all’uscita. In caso contrario, dovremo attendere in apnea che la cometa “ricompaia” a dicembre inoltrato: se la vedremo riemergere integra, significherà che ha superato indenne l’incontro col Sole; viceversa, se il nucleo si sarà disgregato, potremmo osservare una nube di detriti e frammenti in espansione. In ogni caso, l’oggetto continuerà la sua corsa allontanandosi definitivamente dal nostro sistema planetario. Gli esperti fanno notare che anche dopo il perielio potrebbero verificarsi eventi interessanti, come ulteriori frammentazioni o improvvisi collassi del nucleo residuo. Inoltre, l’interazione con il vento solare potrebbe esercitare effetti peculiari su una cometa interstellare in uscita: si ipotizza ad esempio che, data la traiettoria di 3I/ATLAS quasi coplanare all’orbita terrestre, si potrà studiare come il vento solare “taglierà” o modificherà la coda cometaria mentre l’oggetto esce dal Sistema Solare[42]. Ogni comportamento insolito sarà attentamente analizzato, perché rappresenta un tassello in più per comprendere la natura di questi rari messaggeri galattici.
Visibilità dalla Terra: potremo vederla?
Una domanda che molti appassionati si pongono è: riusciremo a vedere 3I/ATLAS dai nostri cieli? Dato l’interesse dell’oggetto, gli osservatori di tutto il mondo (professionisti e non) stanno già puntando i telescopi nella sua direzione. Al momento della scoperta (luglio 2025) la cometa era estremamente debole, attorno alla magnitudine +17 (visibile solo con grandi telescopi)[43], ma la sua luminosità crescerà via via che si avvicina al Sole. Gli astronomi stimano un aumento di circa 100 volte della luminosità entro il perielio: in valore numerico, si prevede un picco attorno alla magnitudine +12 verso fine ottobre[43]. Questa luminosità – sebbene insufficiente per l’occhio nudo (servirebbe almeno magnitudine +6 o più brillante) – renderà 3I/ATLAS accessibile a telescopi amatoriali di media apertura e perfino a buoni binocoli astronomici, sotto cieli bui[44]. Il problema, come già notato, è che nel momento del massimo avvicinamento al Sole la cometa sarà angolarmente troppo vicina alla nostra stella per poter essere osservata in sicurezza dal nostro pianeta. Bisognerà quindi aspettare alcune settimane dopo il perielio perché riemerga dal bagliore solare. Secondo le previsioni, il periodo migliore per osservarla sarà tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, quando 3I/ATLAS si troverà nel cielo notturno prima dell’alba (allontanandosi dal Sole)[44][25]. In quel frangente la cometa potrebbe essere ancora abbastanza attiva da mostrare una coda visibile nelle fotografie a lunga esposizione, e abbastanza luminosa da essere colta visivamente con strumenti amatoriali. Già nel corso dell’autunno 2025, peraltro, diversi osservatori offrono eventi online e dirette streaming per seguire il viaggio di 3I/ATLAS: ad esempio, il Virtual Telescope Project e altri canali di divulgazione astronomica hanno in programma di trasmettere immagini in tempo quasi reale man mano che la cometa si sposta tra le stelle. Chi vorrà tentare di avvistarla di persona dovrà comunque armarsi di un buon telescopio e di pazienza: la cometa si muoverà tra le costellazioni dell’Ofiuco e dello Scorpione in estate, per poi passare nel Sagittario in autunno (zona purtroppo difficile da vedere nei cieli boreali in quel periodo), e infine ricomparire presumibilmente nei cieli dell’emisfero sud a fine anno. In sintesi, 3I/ATLAS non sarà un’abbagliante “cometa di Natale” visibile a occhio nudo, ma offrirà comunque agli appassionati l’emozione di osservare (con gli strumenti adeguati) un autentico viaggiatore interstellare – un’esperienza che fino a pochi anni fa era oltre ogni aspettativa.
Confronto con ʻOumuamua e Borisov: cosa rende 3I/ATLAS speciale?
L’arrivo di 3I/ATLAS rappresenta la terza occasione in cui l’umanità ha potuto studiare da vicino un oggetto proveniente da altri sistemi stellari. Ognuno di questi incontri ha avuto caratteristiche diverse e affascinanti. Il primo visitatore interstellare scoperto, 1I/ʻOumuamua nel 2017, lasciò gli scienziati pieni di domande: si trattava di un oggetto relativamente piccolo (∼100–200 metri) e allungato, che arrivò nel Sistema Solare ad alta inclinazione e fu notato solo dopo il perielio[45][46]. ʻOumuamua non mostrò alcuna chioma cometaria visibile, ma manifestò un comportamento anomalo (una leggera accelerazione non gravitazionale) che ha fatto ipotizzare qualche forma di degassamento invisibile o persino idee più esotiche; in ogni caso rimase troppo poco tempo sotto osservazione perché se ne chiarisse la natura. Il secondo oggetto interstellare, 2I/Borisov, scoperto nell’agosto 2019, fu invece inequivocabilmente una cometa: sviluppò una bella coda visibile, con composizione chimica simile a quella delle comete della Nube di Oort (acqua, carbonio e CN, sebbene con un’insolita abbondanza di monossido di carbonio)[47]. Borisov era più grande di ʻOumuamua (circa 1 km) ma comunque un piccolo corpo celeste, e seguì un’orbita inclinata di ~44° rispetto al piano solare, attraversando rapidamente il Sistema Solare interno nel giro di pochi mesi. 3I/ATLAS, il terzo interstellare, presenta sin d’ora alcune differenze degne di nota rispetto ai predecessori: sembra essere più grande (forse di vari chilometri)[46], viaggia su un’orbita quasi coplanare con i pianeti (inclinazione <5°)[14] e soprattutto è stato individuato con grande anticipo, quando era ancora lontano oltre l’orbita di Giove. Questo ha dato modo agli osservatori di studiare il suo comportamento durante l’avvicinamento al Sole, fase mai documentata per ʻOumuamua (già uscente) e appena sfiorata per Borisov. Non a caso, gli astronomi di tutto il mondo hanno mobilitato un arsenale di strumenti per monitorare 3I/ATLAS: dai telescopi amatoriali fino a Hubble, JWST e grandi osservatori come Gemini e VLT, ognuno cerca di catturare quante più informazioni possibili durante questo passaggio unico[48]. La cometa ATLAS si sta rivelando “unica” rispetto ai due oggetti interstellari noti finora[48]: la sua elevata luminosità (grazie alle dimensioni maggiori) e la lunga permanenza osservabile offriranno un campione molto più ricco di dati. Ad esempio, potremo ottenere misure dettagliate del periodo di rotazione del nucleo tramite la curva di luce (cosa che per ʻOumuamua fu possibile solo in extremis e per Borisov con difficoltà). Confrontare il periodo di rotazione e l’eventuale forma del nucleo di 3I/ATLAS con quelli di ʻOumuamua e delle comete solari darà indizi sui processi di espulsione: rotazioni molto rapide potrebbero suggerire un’eiezione violenta (ad esempio un “calcio” gravitazionale da un gigante gassoso), mentre un moto lento indicherebbe un’uscita più tranquilla, ad esempio causata dalla destabilizzazione gravitazionale dovuta alla morte della stella madre[49][50]. Un altro aspetto interessante sarà confrontare la resistenza al Sole: ʻOumuamua passò relativamente vicino al Sole (~0,25 UA) e uscì indenne, Borisov transitò attorno a 2 UA ma subì una parziale frammentazione. 3I/ATLAS passerà a 1,4 UA: la sua sorte (restare integra o spezzarsi) contribuirà a capire se i nuclei cometari interstellari tendono a essere più fragili, più compatti o simili per robustezza alle comete “nostrane”. Infine, 3I/ATLAS proviene – per quanto possiamo dire ora – da una regione galattica diversa rispetto agli altri due: sia ʻOumuamua che Borisov sembravano provenire dal disco sottile della Via Lattea (il piano galattico dove risiede la maggior parte delle stelle, incluso il Sole)[51], mentre 3I/ATLAS, come discusso, arriva probabilmente dal disco spesso (regioni sopra/sotto il piano, popolate da stelle più vecchie). Studiare un oggetto di tale provenienza significa avere un campione cosmico nuovo, potenzialmente rappresentativo di sistemi planetari formatisi in epoche e ambienti molto diversi dal nostro[52]. «È un oggetto proveniente da una parte della galassia che non avevamo mai visto così da vicino prima d’ora», commenta Chris Lintott, astronomo di Oxford coinvolto nelle ricerche, «e c’è circa 2 possibilità su 3 che questa cometa sia più antica del Sistema Solare»[10]. In futuro, la scoperta di più oggetti interstellari permetterà di ampliare queste comparazioni: già oggi i modelli prevedono che trilioni di corpi interstellari di varie dimensioni vaghino nella galassia, e che in media almeno uno sia presente entro i confini del Sistema Solare in ogni momento[53]. Se finora ne abbiamo intercettati solo tre, è principalmente perché sono estremamente deboli e sfuggenti; ma con l’entrata in funzione di nuovi potenti osservatori (come il Vera Rubin Observatory, che monitorerà automaticamente l’intero cielo australe ogni poche notti) ci si aspetta di individuarne dozzine nel prossimo decennio[54][53]. 3I/ATLAS, in un certo senso, segna l’inizio di questa nuova era di scoperte interstellari frequenti.
Il futuro di 3I/ATLAS e delle missioni verso oggetti interstellari
Dopo il suo passaggio ravvicinato col Sole nel 2025, 3I/ATLAS proseguirà il viaggio verso gli spazi siderali, uscendo definitivamente dal Sistema Solare. Le leggi della meccanica orbitale ci assicurano che non farà mai più ritorno: la gravità del Sole non è riuscita a catturarla, e la cometa continuerà in orbita aperta attorno al centro galattico, forse per miliardi di anni ancora. Viene spontaneo chiedersi se saremo in grado di seguirla o raggiungerla in qualche modo. Attualmente, l’oggetto è troppo veloce e lontano perché si possa anche solo immaginare di lanciargli dietro una sonda: ogni missione dovrebbe partire al più presto e dotata di un enorme delta-v (cambiamento di velocità) per colmare la distanza, cosa che al momento nessun veicolo disponibile può fare[55]. Uno studio di fattibilità condotto da ricercatori della Michigan State University ha considerato scenari estremi, come l’uso di lanciatori super-potenziati o partenze da Marte, concludendo che in teoria un fly-by ravvicinato sarebbe stato possibile solo con un lancio entro i primi mesi del 2025 e con capacità propulsive eccezionali (oltre 20 km/s di delta-v)[56][57] – requisiti fuori portata per i mezzi attuali. In pratica, dunque, dovremo accontentarci di studiare 3I/ATLAS a distanza con telescopi. Tuttavia, l’esperienza non andrà persa: l’ESA sta già sviluppando la missione Comet Interceptor, prevista per il 2029, che verrà posizionata in attesa nello spazio profondo in modo da poter partire al volo verso il primo nuovo oggetto interstellare che dovesse essere scoperto negli anni ’30[55]. Comet Interceptor sarà una sorta di “trappola tesa”, pronta a intercettare un viaggiatore alieno prima che scompaia di nuovo: se nei primi due anni di missione non verrà trovato alcun bersaglio interstellare adatto, come piano B la sonda verrà inviata verso una cometa di lungo periodo del nostro sistema, ma la speranza dei responsabili è di cogliere l’occasione per un incontro ravvicinato senza precedenti con un visitatore extrasolare. Nel frattempo, 3I/ATLAS continuerà a essere monitorata finché possibile: si stima che rimarrà accessibile ai telescopi fino a circa settembre 2025, poi sarà occultata dal Sole per un paio di mesi, e infine sarà di nuovo osservabile da dicembre 2025 sino a quando la sua luminosità calerà sotto la soglia strumentale[58]. Anche dopo che sarà svanita nei meandri dello spazio profondo, 3I/ATLAS lascerà un ricco bagaglio di dati agli scienziati. Ogni immagine, ogni spettro e ogni misura raccolti serviranno a testare ed affinare i modelli sui corpi interstellari: dalla frequenza con cui essi transitano, alle dimensioni tipiche, alla composizione e struttura interna, fino ai meccanismi di formazione planetaria in altri sistemi stellari. Appena pochi anni fa, discutere di “comete interstellari” poteva sembrare argomento da fantascienza; oggi, grazie a 1I/ʻOumuamua, 2I/Borisov e ora 3I/ATLAS, questo campo di ricerca è diventato realtà e sta rivoluzionando la nostra prospettiva sul cosmo. Questi piccoli ambasciatori galattici ci ricordano che il Sistema Solare non è un’isola isolata: materiali provenienti da altri luoghi piovono occasionalmente nel nostro vicinato, e allo stesso modo frammenti della nostra nube di Oort possono aver raggiunto sistemi lontani. Ogni nuovo avvistamento interstellare è dunque un’opportunità per conoscere di più sia sull’Universo là fuori, sia sul nostro stesso “quartiere” cosmico nel contesto della galassia. L’attesa per 3I/ATLAS ora è tutta rivolta ai prossimi mesi: la comunità scientifica – e non solo – seguirà con entusiasmo il suo abbraccio al Sole e il successivo addio, con la consapevolezza che tante domande troveranno risposta, ma nuovi misteri potrebbero sorgere dalla scia luminosa di questa antichissima cometa venuta da lontano.
Fonti: NASA Science; NOIRLab/NSF; Sky & Telescope; Live Science; Scientific American; Universe Today[16][9][39][24].
[1] [3] [6] [8] [13] [16] [21] [58] Comet 3I/ATLAS – NASA Science
https://science.nasa.gov/solar-system/comets/3i-atlas
[2] [18] [26] [27] [44] [47] Interstellar comet 3I/ATLAS transforms into a giant ‘cosmic rainbow’ in trippy new telescope image | Live Science
[4] [5] [20] [28] [37] [45] [46] [48] [54] Gemini North Observes Comet 3I/ATLAS | NOIRLab
https://noirlab.edu/public/news/noirlab2522
[7] [9] [31] [32] [33] [34] [35] [36] [39] [42] [49] [50] [53] [55] New Interstellar Object 3I/ATLAS’s Biggest Mysteries Explained | Scientific American
[10] [11] [24] [25] [51] [52] ‘Interstellar visitor’ 3I/ATLAS could be the oldest comet ever seen — and could grow a spectacular tail later this year | Live Science
[12] [14] [17] [19] [22] [23] [29] [30] [38] [40] [41] Interstellar Comet 3I/ATLAS: What We Know Now – Sky & Telescope
[15] [43] [56] [57] Could We Launch a Mission to Chase Down Interstellar Comet 3I/ATLAS? – Universe Today
Aggiornamento su 3I/ATLAS
Scoperte recenti
- Scoperta e Orbita
- 3I/ATLAS è stato individuato l’1 luglio 2025 dal sistema ATLAS in Cile, a circa 4,5 UA dal Sole (≈ 670 milioni km) WIRED+7scifaith.it+7esahubble.org+7Agenzia Spaziale Europea+9The Sun+9Sky & Telescope+9WIRED+10Wikipedia+10El País+10.
- Segue un’orbita fortemente iperbolica, confermandone l’origine interstellare Sky & Telescope+2The Times of India+2.
- Vicino al Sole
- Il suo punto di massimo avvicinamento al Sole (perihelion) è previsto per fine ottobre 2025, a circa 1,4 UA (~210 milioni km), poco all’interno dell’orbita di Marte El País+4NASA Science+4Wikipedia+4.
- Resterà comunque molto lontano dalla Terra—minimo 1,8 UA di distanza (~270 milioni km)—quindi nessun pericolo NASA ScienceWIREDEl País.
- Dimensioni e Composizione
- Stime iniziali indicavano dimensioni molto elevate: fino a 20 km di diametro (≈ 12 miglia) Agenzia Spaziale Europea+3WIRED+3Space+3.
- Tuttavia, le immagini più nitide dallo Hubble Space Telescope suggeriscono un nucleo con diametro massimo di circa 3,5 miglia (5,6 km), e potenzialmente anche più piccolo (circa 320 m) Live Science+1.
- Attività Cometaria
- Mostra una coma attiva già a 3,8 AU, con emissione di polvere e la prima traccia di una debolissima chioma/tail indirizzata lontano dal Sole ScienceAlert.
- È visibile la presenza di ghiaccio d’acqua, confermando la natura cometaria The Times of India+3Space+3El País+3.
- Risultati dai Telescopi Spaziali
- Il James Webb e la missione SPHEREx hanno rilevato una quantità inusualmente alta di anidride carbonica (CO₂) nella coma, molto maggiore rispetto al vapore acqueo o monossido di carbonio—notando una composizione anomala per un cometa conosciuto Medium+2New York Post+2.
- Questo suggerisce che il nucleo è intrinsecamente ricco di CO₂ o che si sarebbe formato nella cosiddetta “CO₂ ice line” del suo sistema stellare d’origine Space.
- Velocità
- La sua velocità è record: viaggia tra i 210.000 km/h e i 130.000 mph (≈ 60 km/s) — la più alta mai registrata per un oggetto proveniente dallo spazio interstellare esahubble.org.
- Età e Origine Galattica
- Alcuni studi suggeriscono che provenga dal thick disk della Via Lattea, una regione popolosissima di stelle antiche. In base a questo, potrebbe avere un’età stimata tra i 7 miliardi di anni — ben più antico del nostro Sistema Solare Cadena SER.
- Teorie Extraterrestri
- Diverse speculazioni, in particolare da parte di Avi Loeb, hanno ipotizzato origini artificiali; tuttavia, la maggioranza della comunità scientifica ritiene che si tratti di un oggetto naturale, e queste teorie sono considerate scioccanti o poco credibili The Times of India.
- Osservazioni Future
- La finestra osservativa si restringe a causa della congiunzione solare, che ostacolerà le osservazioni post-perielio seti.orgheise onlineNASA Science.
- Le missioni NASA, telescopi come Hubble, JWST, SPHEREx, Rubin Observatory, Gemini North, e rete UNISTELLAR si coordinano per studiarlo al meglio prima che scompaia nello spazio profondo seti.org.


