La missione Mars Sample Return, il progetto congiunto NASA-ESA per riportare sulla Terra campioni di suolo marziano, entra nella sua fase più delicata e critica. Un’impresa tecnologica senza precedenti che potrebbe fornire risposte decisive a una delle domande più affascinanti della scienza: c’è mai stata vita su Marte?
Come funziona la missione
Il rover Perseverance sta da anni raccogliendo e sigillando campioni di roccia e suolo marziano in provette speciali, depositandole in punti strategici sulla superficie del pianeta. La fase attualmente più critica prevede l’invio di un lander dedicato che dovrà raccogliere questi campioni, caricarli su un piccolo razzo (il primo mai lanciato da un altro pianeta) e metterli in orbita attorno a Marte, dove verranno recuperati da una sonda per il viaggio di ritorno verso la Terra.
Perché è una missione così complessa
Ogni singola fase di questa missione rappresenta una prima volta nella storia dell’esplorazione spaziale: un lancio da un altro pianeta, un rendez-vous orbitale automatizzato attorno a Marte, e un rientro atmosferico sulla Terra con un carico scientificamente inestimabile. La complessità tecnica, unita ai costi elevati, ha portato negli ultimi anni a diverse revisioni del progetto e del suo cronoprogramma.
Cosa potremmo scoprire
Analizzare campioni marziani direttamente nei laboratori terrestri, con strumenti molto più sofisticati di quelli che si possono inviare su un rover, potrebbe rivelare tracce di attività biologica passata, informazioni sulla storia geologica e climatica del pianeta, e dati fondamentali per pianificare future missioni umane su Marte.
Se tutte le fasi andranno a buon fine, i campioni raccolti da Perseverance potrebbero arrivare sulla Terra nei prossimi anni, segnando una delle pietre miliari più importanti nella storia dell’esplorazione del Sistema Solare.


