dove l’IA sta già tagliando posti di lavoro nel mondo
L’intelligenza artificiale non è più soltanto una promessa tecnologica. È diventata una forza concreta dentro le aziende: automatizza attività, ridisegna processi, cambia le competenze richieste e, in diversi casi, porta anche a tagli reali del personale.
Il punto centrale, però, è distinguere tra tre fenomeni diversi: licenziamenti dichiaratamente causati dall’IA, licenziamenti legati a riorganizzazioni aziendali dove l’IA è uno dei fattori, e settori dove l’IA non ha ancora prodotto tagli di massa ma sta già riducendo assunzioni e domanda di alcune figure professionali.
Negli Stati Uniti, secondo Challenger, Gray & Christmas, nel solo mese di giugno 2026 l’intelligenza artificiale è stata citata come motivo principale per 14.029 tagli annunciati, pari al 31% dei licenziamenti del mese. Nel primo semestre 2026, l’IA è stata citata in 101.743 tagli, circa il 23% del totale. Dal 2023, anno in cui Challenger ha iniziato a tracciare l’IA come causa distinta, i tagli collegati all’intelligenza artificiale sono arrivati a 173.568.
I casi reali più significativi
Uno dei casi più chiari è Allianz. L’8 luglio 2026 Reuters ha riportato che la divisione travel insurance di Allianz taglierà fino a 1.800 posti a causa del crescente utilizzo dell’intelligenza artificiale. È un caso importante perché riguarda un grande gruppo europeo e colpisce un’area molto esposta all’automazione: servizi assicurativi, assistenza clienti, gestione pratiche e call center.
Nel settore dell’educazione digitale, Chegg è un altro esempio diretto. Nel maggio 2025 la società ha annunciato il taglio di circa 248 dipendenti, il 22% della forza lavoro, spiegando che sempre più studenti si stavano spostando verso strumenti basati su IA come ChatGPT. A ottobre 2025 Chegg ha poi annunciato un’ulteriore ristrutturazione con 388 ruoli eliminati a livello globale, circa il 45% del personale, citando le “nuove realtà dell’IA” e il calo del traffico proveniente da Google.
In India, il caso TCS mostra un altro lato del fenomeno: l’IA non sempre viene indicata come causa unica del licenziamento, ma entra nella trasformazione del modello produttivo. Tata Consultancy Services ha annunciato nel 2025 il taglio di circa 12.200 posti, pari al 2% della forza lavoro, soprattutto in ruoli di middle e senior management. Reuters ha collegato il caso alla trasformazione del settore IT indiano, sempre più spinto verso automazione, IA e minore dipendenza da grandi quantità di personale.
Sempre in India, Reuters ha riportato che il settore IT da 315 miliardi di dollari sta vivendo una fase in cui le assunzioni tradizionali rallentano, mentre cresce la ricerca di profili specializzati in IA. Nel giugno 2026 le assunzioni per ruoli IA nel settore IT indiano sono cresciute del 16% su base annua, mentre il reclutamento IT complessivo è sceso del 3%. Questo significa che non sparisce tutto il lavoro tecnologico, ma cambia la composizione: meno ruoli generici, più profili specializzati.
Nel settore software e Big Tech, Reuters ha riportato che Microsoft ha annunciato circa 4.800 tagli nel 2026, pari al 2,1% della forza lavoro. L’azienda ha precisato che i ruoli non sono stati “sostituiti dall’IA” in modo diretto, ma ha riconosciuto che l’IA sta cambiando il modo in cui si lavora, automatizzando attività ripetitive e spingendo una riorganizzazione delle strutture operative.
I settori più colpiti
1. Tecnologia, software e servizi IT
Il settore tecnologico è il più esposto perché l’IA viene adottata prima proprio dalle aziende che sviluppano software, cloud, strumenti digitali e automazione. Challenger segnala che nel primo semestre 2026 il settore tecnologia ha annunciato 139.156 tagli negli Stati Uniti, il dato più alto tra i comparti tracciati.
Qui i ruoli più vulnerabili sono sviluppatori junior su attività ripetitive, tester manuali, project manager intermedi, personale di supporto tecnico, ruoli di back office IT e figure operative che non hanno competenze avanzate su IA, cloud, cybersecurity o data analysis.
2. Customer service, call center e assistenza clienti
È uno dei settori dove il legame tra IA e licenziamenti è più diretto. Chatbot, voicebot, sistemi automatici di risposta, assistenti virtuali multilingua e strumenti di gestione reclami riducono il bisogno di operatori umani nelle attività standard.
Il caso Allianz è emblematico: il taglio fino a 1.800 posti nella divisione travel insurance è stato esplicitamente collegato all’aumento dell’uso dell’IA.
3. Amministrazione, segreteria e lavoro clericale
Le attività amministrative sono tra le più esposte perché molte operazioni sono basate su testo, documenti, email, calendario, report, inserimento dati e procedure ripetitive. L’OCSE ha indicato che le capacità attuali dell’IA sono più vicine proprio alle occupazioni basate su elaborazione routinaria delle informazioni, lavoro amministrativo e compiti codificabili.
Anche l’Organizzazione Internazionale del Lavoro conferma che le occupazioni clericali restano quelle con i livelli più alti di esposizione alla GenAI. Secondo l’ILO, un lavoratore su quattro nel mondo si trova in un’occupazione con qualche grado di esposizione all’IA generativa, mentre il 3,3% dell’occupazione globale rientra nella fascia di esposizione più alta.
4. Media, marketing, contenuti e grafica
Il comparto creativo non è immune. Scrittura, traduzione, impaginazione, creazione di immagini, editing base, adattamento di contenuti social e produzione di bozze sono attività che oggi possono essere accelerate o parzialmente automatizzate.
Il World Economic Forum prevede che entro il 2030 ci saranno 170 milioni di nuovi ruoli e 92 milioni di ruoli spostati o eliminati, con una trasformazione netta di 78 milioni di posti. Nel rapporto vengono indicati tra i ruoli in declino anche cassieri, assistenti amministrativi e grafici, proprio perché l’IA generativa sta cambiando la produzione di contenuti visivi e comunicativi.
Per i creativi il rischio non è solo “essere sostituiti”, ma diventare meno competitivi se non si integrano strumenti IA nel flusso di lavoro. Le figure più solide saranno quelle capaci di unire direzione creativa, gusto visivo, strategia, prompt design, controllo qualità e capacità narrativa.
5. Educazione digitale ed EdTech
Chegg dimostra che l’IA può colpire interi modelli di business. Se uno studente ottiene spiegazioni, riassunti, esercizi e supporto tramite chatbot, le piattaforme tradizionali di tutoring e contenuti educativi perdono traffico, abbonati e ricavi. Questo non riguarda solo i dipendenti interni, ma anche tutor, creator di contenuti didattici, revisori e personale marketing.
6. Finanza, assicurazioni e back office
Banche, assicurazioni e società finanziarie hanno enormi quantità di dati, pratiche, contratti, richieste clienti e controlli documentali. Sono quindi terreni ideali per l’automazione.
Reuters ha riportato che Standard Chartered prevede più di 7.000 tagli mentre aumenta gli investimenti in IA, con ruoli colpiti soprattutto nei centri di back office.
L’IA elimina lavoro o lo trasforma?
La risposta più corretta è: entrambe le cose.
In alcuni casi l’IA elimina realmente posti di lavoro, soprattutto dove le mansioni sono ripetitive, documentali, standardizzate o facilmente trasformabili in procedure automatiche. In altri casi non elimina il lavoro, ma riduce il numero di persone necessarie per produrre lo stesso risultato. In altri ancora crea nuovi ruoli: AI specialist, prompt designer, data analyst, AI trainer, automation manager, AI product manager, esperti di cybersecurity e figure ibride tra competenza tecnica e settore specifico.
L’OCSE sottolinea che l’impatto reale dipende da adozione, regolazione, organizzazione aziendale e scelte sociali. Non basta che una mansione sia “esposta” all’IA perché venga automaticamente cancellata.
Il nuovo divario: chi usa l’IA e chi la subisce
Il dato più importante non è solo quanti posti vengono tagliati, ma quali competenze restano centrali. L’OCSE segnala che l’IA sta alzando il livello delle competenze richieste: in manifattura e finanza, più della metà dei datori di lavoro che hanno adottato IA dichiara di aver aumentato la necessità di lavoratori più istruiti e qualificati. Allo stesso tempo, meno dell’1% dei lavoratori avrà bisogno di competenze IA avanzate da sviluppatore di modelli; alla maggioranza serviranno competenze digitali, capacità di usare dati, interpretare risultati, risolvere problemi e lavorare con strumenti intelligenti.
Questo significa che la frattura non sarà semplicemente tra “umani e macchine”, ma tra lavoratori che sapranno usare l’IA come estensione delle proprie capacità e lavoratori che continueranno a svolgere mansioni facilmente automatizzabili.
Conclusione
I licenziamenti causati dall’intelligenza artificiale sono già reali, ma non sono distribuiti in modo uniforme. Colpiscono soprattutto tecnologia, servizi IT, call center, amministrazione, back office, contenuti digitali, grafica, marketing operativo, EdTech, finanza e assicurazioni.
Il cambiamento più profondo non è soltanto la perdita di posti, ma la trasformazione del lavoro stesso. Le aziende stanno cercando di produrre di più con meno persone, spostando investimenti verso IA, automazione e profili specializzati. Il rischio maggiore è per chi svolge attività ripetitive e non aggiorna le proprie competenze.
La difesa più concreta non è rifiutare l’IA, ma imparare a governarla. Nel nuovo mercato del lavoro, il valore non sarà solo “fare” una mansione, ma saper dirigere strumenti intelligenti, controllarne i risultati, dare visione, metodo, creatività e giudizio umano.

