100 oggetti misteriosi al largo della Virginia: il Pentagono indaga sull’ultimo caso UAP

Illustrazione atmosferica notturna di una nave militare al largo della costa con luci misteriose sospese sull'oceano, a rappresentare il caso UAP indagato dal Pentagono

Nel suo ultimo rapporto annuale, l’ufficio del Pentagono incaricato di indagare sui fenomeni aerei non identificati ha rivelato un caso che si distingue da tutti gli altri: circa 100 oggetti volanti misteriosi, accompagnati da due mezzi di superficie probabilmente senza equipaggio, osservati da unità della Marina statunitense al largo delle coste della Virginia. È l’unico episodio in ambito marittimo registrato nell’ultimo anno, ed è ancora oggetto di indagine attiva.

Lo sciame al largo della Virginia

Il documento, intitolato “Fiscal Year 2025 Consolidated Annual Report on Unidentified Anomalous Phenomena” e pubblicato in questi giorni dall’All-domain Anomaly Resolution Office (AARO), descrive l’episodio in poche righe ma con dettagli inequivocabili: un rapporto delle forze navali statunitensi ha segnalato “circa 100 UAP aerei e due sistemi di superficie, verosimilmente senza equipaggio”. L’AARO ha confermato di star “indagando attivamente su questo evento in coordinamento con l’unità che lo ha segnalato”, senza però fornire ulteriori dettagli pubblici sulla natura dell’episodio o sulla sua collocazione precisa.

Si tratta dell’unico caso in ambito marittimo su un totale di 319 segnalazioni ricevute dall’ufficio tra giugno 2024 e maggio 2025: 274 riguardavano il dominio aereo, 44 quello spaziale. Il fascicolo complessivo dell’AARO, aperto nel 2022, ha ormai superato le 1.870 segnalazioni.

Cosa dice davvero il rapporto

Come nei documenti precedenti, la maggior parte dei casi analizzati trova una spiegazione ordinaria. Su 319 segnalazioni ricevute nell’ultimo anno, l’AARO ne ha risolte 114, riconducendole a palloni aerostatici, uccelli, satelliti, aerei, droni, un lancio missilistico e persino un singolo caso di jet pack a propulsione individuale. Una nuova capacità di modellazione tridimensionale ha inoltre permesso di attribuire 238 segnalazioni pregresse al fenomeno del “satellite flaring”, il riflesso della luce solare sulle superfici dei satelliti in determinate condizioni di osservazione.

Restano però delle zone d’ombra. Il rapporto segnala che due casi della rilevazione più recente descrivono interferenze elettroniche o avioniche attribuite a UAP in prossimità di velivoli operativi, effetti la cui causa non è stata ancora determinata. E per una parte dei casi non risolti, gli autori del documento usano un linguaggio inusualmente diretto: alcune segnalazioni narrative “suggeriscono fenomeni le cui caratteristiche prestazionali superano lo stato dell’arte noto in un determinato dominio”, pur senza dati tecnici a supporto. Se confermate, avvertono i funzionari, tali osservazioni “potrebbero rappresentare un vettore di minaccia non ancora mitigato”. Come nei rapporti precedenti, però, l’AARO ribadisce che nessuno dei casi risolti finora indica capacità avanzate di potenze straniere o tecnologie rivoluzionarie in alcun dominio.

Un consiglio scientifico guidato da Avi Loeb

Il caso della Virginia arriva in un momento di attenzione istituzionale crescente sul tema. A giugno il fisico teorico di Harvard Avi Loeb ha annunciato la nascita di un nuovo UAP Science Advisory Council, un comitato multidisciplinare che affianca scienza e analisi psicologica al lavoro dell’AARO, nell’ambito di un più ampio UAP Governance Board voluto dall’amministrazione Trump per coordinare la declassificazione di materiali legati al fenomeno. Tra i membri figurano esperti di biologia molecolare, oceanografia, psicologia quantitativa e strumentazione scientifica.

Loeb ha citato in particolare un altro documento dell’AARO, datato giugno 2026, che descrive un episodio del 2023 negli Stati Uniti occidentali in cui agenti delle forze dell’ordine avrebbero osservato una fenomenologia anomala, tra cui una sfera luminosa arancione che ne avrebbe rilasciate altre più piccole di colore rosso. Circa il 40% dei fenomeni descritti in quel caso, secondo Loeb, resterebbe privo di una spiegazione plausibile.

Trasparenza, non prove

Dall’inizio del 2026 il governo statunitense ha reso pubbliche tre tranche di documenti attraverso il programma PURSUE, che ha già portato al rilascio di oltre 160 fascicoli desecretati risalenti fino agli anni Quaranta. Ma, come sottolineano gli stessi ricercatori del settore, la mole di materiale pubblicato non equivale a una prova: si tratta per ora di un esercizio di trasparenza documentale, che lascia aperti i singoli casi senza confermare né smentire ipotesi di origine extraterrestre o di tecnologie straniere avanzate. Il caso della Virginia, con le sue cento tracce ancora senza spiegazione, resta l’esempio più recente di quanto la distanza tra “documento desecretato” e “mistero risolto” sia, per ora, ancora ampia.

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