Il “teletrasporto” evoca scenari da fantascienza: particelle — o persone — che svaniscono in un luogo per riapparire istantaneamente in un altro. La fisica reale è diversa, ma non meno affascinante: ciò che i laboratori di tutto il mondo trasferiscono non è materia, bensì informazione. E nel 2026, tra record di distanza e nuove tecniche di calcolo, quella informazione ha iniziato a muoversi più lontano e in modo più affidabile che mai.
Cosa significa davvero “teletrasportare” un qubit
Il teletrasporto quantistico sfrutta il fenomeno dell’entanglement — quella che Einstein definì “inquietante azione a distanza” — per trasferire lo stato di una particella su un’altra particella distante, senza che nulla viaggi fisicamente nello spazio intermedio. È come se le proprietà di un fotone venissero impresse su un fotone lontano, mentre il primo perde quello stato nel processo, in ottemperanza al teorema di no-cloning quantistico, che vieta la creazione di copie identiche di uno stato quantistico sconosciuto. Le applicazioni pratiche non sono affatto teoriche: reti di questo tipo sono alla base dei futuri ripetitori quantistici, componenti essenziali per costruire un’internet quantistica globale e ultra-sicura, e di sistemi di crittografia impossibili da intercettare senza essere rilevati.
Il record del 2026: teletrasporto più efficiente della trasmissione diretta
A luglio 2026, un team della University of Science and Technology of China (USTC) ha pubblicato un risultato che affronta uno dei problemi pratici più concreti del settore: la perdita di fotoni lungo il tragitto in fibra ottica. I ricercatori hanno confrontato, nello stesso scenario sperimentale, il teletrasporto quantistico e l’invio diretto di un qubit fotonico, usando un canale ottico calibrato con una trasmissione vicina all’1%ù — condizioni di forte perdita, tipiche delle reti reali. Il risultato: il teletrasporto quantistico è risultato quasi tre volte più efficiente della trasmissione diretta, anche quando quest’ultima veniva assistita da tecniche di clonazione quantistica ottimale. Per riuscirci, il team ha sviluppato uno schema interamente ottico capace di generare a distanza una coppia di fotoni entangled di alta qualità, partendo dalla misurazione di quattro dei sei fotoni prodotti dal sistema.
Dai fotoni ai calcoli: il teletrasporto delle porte logiche
Un filone di ricerca altrettanto significativo riguarda non il trasferimento di singoli stati, ma di intere operazioni di calcolo. A gennaio 2026, un team di Oxford ha dimostrato il teletrasporto di porte logiche quantistiche — i mattoni fondamentali di ogni elaborazione — tra moduli di calcolo separati, facendo comportare due sistemi distinti come un unico processore quantistico distribuito. Quando un qubit in un modulo viene manipolato, il suo gemello entangled nell’altro sistema reagisce istantaneamente, indipendentemente dalla distanza fisica. Per validare la tecnica, i ricercatori hanno eseguito l’algoritmo di Grover — un processo di ricerca su dataset non ordinati con un vantaggio quadratico rispetto agli approcci classici — distribuito sulla rete quantistica, verificando che l’accelerazione computazionale caratteristica dell’algoritmo si mantenesse anche a cavallo dei due moduli.
Perché conta più la fedeltà della distanza
Se il primo grande record di distanza — 44 chilometri di fibra ottica, ottenuto qualche anno fa da un team del Fermilab e del Caltech con una fedeltà del 90% — aveva già dimostrato la fattibilità di una rete quantistica delle dimensioni di un’area metropolitana, gli sviluppi del 2026 raccontano un’altra fase della corsa: non più solo “quanto lontano”, ma “quanto bene” e “su quale infrastruttura già esistente”. A febbraio 2026 un altro esperimento aveva già dimostrato che le fibre ottiche oggi in uso, quelle della normale rete internet, possono supportare il teletrasporto di qubit senza bisogno di infrastrutture dedicate — un dettaglio tutt’altro che marginale per chi dovrà, un giorno, costruire davvero questa rete su scala globale.
Cosa resta da fare
Nessuno di questi risultati avvicina l’umanità al teletrasporto di materia raccontato dalla fantascienza: quello resta, con ogni probabilità, impossibile secondo le leggi della fisica note oggi. Ma la distanza tra i laboratori e un’infrastruttura di comunicazione quantistica realmente operativa si è ridotta in modo misurabile nel corso del 2026, un passo alla volta: più efficienza nella trasmissione, più affidabilità nel calcolo distribuito, più compatibilità con le reti già esistenti. È una rivoluzione silenziosa, fatta di percentuali di fedeltà e chilometri di fibra ottica — molto meno spettacolare dei teletrasportatori di Star Trek, ma, a differenza di quelli, reale.


