Sacra Sindone: cosa dicono davvero le nuove analisi scientifiche del 2026

Illustrazione di un antico telo di lino ripiegato sotto una luce museale drammatica con sovrapposizioni scientifiche astratte, a rappresentare le analisi scientifiche sulla Sacra Sindone

Da oltre un secolo la Sacra Sindone di Torino resta uno degli oggetti più studiati e più discussi al mondo: un telo di lino che, secondo la tradizione, avrebbe avvolto il corpo di Gesù dopo la crocifissione. Nel 2026 due nuovi filoni di ricerca genetica hanno riacceso il dibattito scientifico, senza però risolverlo — e la ragione, spiegano gli stessi ricercatori, è più interessante di quanto sembri.

Il nuovo studio genetico di Padova e Pavia

Ad aprile 2026, ricercatori dell’Università di Padova, guidati dal genetista Gianni Barcaccia, in collaborazione con l’Università di Pavia, hanno pubblicato — inizialmente in pre-print, poi in un articolo su Scientific Reports, rivista del gruppo Nature — i risultati di un progetto di ricerca condotto tra il 2022 e il 2025. Lo studio ha identificato sul tessuto un genoma predominante compatibile con il Vicino Oriente, insieme a microrganismi tipici di ambienti ad alta salinità, simili a quelli che si trovano in prossimità del Mar Morto. Il lavoro si basa sulla collezione ufficiale di campioni prelevati nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 1978 dal medico legale Pierluigi Baima Bollone. Secondo i suoi autori, questi elementi rafforzano le prove compatibili con un soggiorno del telo in Medio Oriente — un tassello a favore, sebbene non definitivo, dell’ipotesi di autenticità.

Un secondo studio, risultati diversi

Poche settimane più tardi, un secondo studio preliminare pubblicato su bioRxiv ha applicato tecniche di metagenomica agli stessi campioni del 1978, questa volta cercando frammenti di DNA vegetale nella polvere e nelle fibre del telo. I ricercatori hanno identificato una sorprendente varietà di specie: la carota rappresenta da sola circa il 30% delle sequenze vegetali individuate, seguita dal grano tenero con poco più dell’11%, oltre a tracce di pomodori, patate e altre colture orticole. Gli stessi autori sottolineano però un limite cruciale: questa analisi non permette in alcun modo di stabilire l’età del tessuto. La metagenomica racconta con quali organismi la Sindone sia entrata in contatto nel corso dei secoli — un “archivio biologico” di interazioni umane e ambientali — ma non quando questo sia avvenuto.

Il nodo mai sciolto: la datazione al radiocarbonio

Il cuore del dibattito resta lì dove si trovava già negli anni Ottanta. La datazione al radiocarbonio effettuata nel 1988 da tre laboratori indipendenti colloca il tessuto tra il 1260 e il 1390, suggerendo un’origine medievale. Quel risultato, tuttavia, non è privo di critiche: un’analisi pubblicata nel 2019 su Archaeometry, la rivista dell’Università di Oxford, ha esaminato i dati grezzi delle misurazioni — ottenuti dal British Museum solo dopo un’azione legale internazionale — rilevando anomalie statistiche che, secondo gli autori, metterebbero in discussione l’affidabilità del test. Ciò nonostante, l’esame del 1988 resta il test più rigoroso mai condotto sulla Sindone, e il suo risultato non è mai stato formalmente invalidato dalla comunità scientifica. Ad aggiungere complessità, studi più recenti condotti dall’Istituto Italiano di Cristallografia con tecniche di diffrazione a raggi X hanno prodotto risultati compatibili con un’età di circa duemila anni — in netto contrasto con la datazione medievale.

Un mistero che la genetica, da sola, non può chiudere

Come ha osservato il fisico Paolo Di Lazzaro dell’ENEA di Frascati in una sua approfondita analisi, la comunità scientifica converge oggi su un punto, poco contestato: non esistono prove che spieghino in modo convincente il meccanismo di formazione dell’immagine impressa sul telo, un’anomalia che resta centrale quanto la questione della datazione. Anche qualora una futura ricerca genetica o chimica riuscisse a collocare con maggiore precisione l’epoca di origine del tessuto, questo da solo non basterebbe a dimostrare che il telo abbia effettivamente avvolto un corpo umano duemila anni fa, né tantomeno a identificarlo con quello specifico corpo. La Sindone resta, in questo senso, un caso più unico che raro: un oggetto in cui scienza, storia e fede continuano a intrecciarsi senza che nessuna delle tre riesca, da sola, a pronunciare l’ultima parola.

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