I buchi neri supermassicci al centro delle galassie non si limitano ad attrarre tutto ciò che li circonda: espellono anche venti di particelle straordinariamente potenti, capaci di plasmare l’evoluzione delle galassie stesse. Un nuovo studio ha scoperto che questi venti sono fino a 100 volte più potenti di quanto stimato finora.
Cosa sono i venti dei buchi neri
Quando la materia cade in un buco nero supermassiccio, non tutto viene inghiottito: una parte del gas viene riscaldata a temperature estreme e “sparata” verso l’esterno a velocità prossime a quella della luce, formando potenti flussi di particelle cariche. Questi venti si propagano per migliaia di anni luce, ben oltre i confini della galassia ospite.
La scoperta che cambia le stime
Grazie a osservazioni combinate di raggi X e onde radio, gli astrofisici hanno potuto misurare con maggiore precisione l’energia trasportata da questi venti, scoprendo che era stata sottostimata di due ordini di grandezza. Un risultato che costringe a rivedere i modelli teorici sull’interazione tra i buchi neri e le galassie che li ospitano.
Perché è importante
Questi venti giocano un ruolo cruciale nel regolare la formazione stellare: spazzando via il gas freddo necessario alla nascita di nuove stelle, i buchi neri supermassicci possono letteralmente “spegnere” la produzione stellare di intere galassie. Comprendere con precisione la potenza di questi fenomeni è fondamentale per capire perché alcune galassie continuano a formare stelle mentre altre si sono fermate miliardi di anni fa.
Un’ulteriore conferma di quanto i buchi neri, lungi dall’essere semplici “divoratori” cosmici, siano in realtà architetti attivi dell’evoluzione dell’universo che li circonda.


