Il fenomeno climatico si sta intensificando rapidamente nel Pacifico. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale parla di un evento potenzialmente “molto forte”, capace di influenzare temperature, precipitazioni, siccità e alluvioni in numerose regioni del pianeta. Ma quali potrebbero essere le conseguenze per il mondo e per l’Italia?
Il 3 settembre 2026 l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO), agenzia specializzata delle Nazioni Unite, ha diffuso un aggiornamento particolarmente importante sull’evoluzione di El Niño.
Il fenomeno è ormai saldamente stabilito nel Pacifico tropicale e, secondo le previsioni dei principali centri meteorologici internazionali, dovrebbe rafforzarsi ulteriormente nei prossimi mesi, raggiungendo un’intensità molto forte verso la fine del 2026.
La probabilità che El Niño persista almeno fino a febbraio 2027 è vicina al 100%, un livello di certezza che la stessa WMO definisce eccezionalmente elevato.
Non significa che il pianeta stia andando incontro necessariamente a una catastrofe climatica, ma l’evento potrebbe modificare profondamente i normali schemi atmosferici in numerose regioni del mondo, aumentando il rischio di caldo estremo, siccità, precipitazioni eccezionali e alluvioni.
Che cos’è El Niño
El Niño è un fenomeno naturale che interessa l’oceano Pacifico equatoriale e fa parte di un sistema climatico conosciuto come ENSO – El Niño Southern Oscillation.
Durante una fase normale, i venti alisei contribuiscono a spingere le acque superficiali più calde verso il Pacifico occidentale.
Durante El Niño questo equilibrio cambia.
Gli alisei possono indebolirsi e una grande quantità di acqua calda si estende verso il Pacifico centrale e orientale.
Il cambiamento delle temperature dell’oceano modifica a sua volta la distribuzione delle piogge tropicali e alcune delle grandi circolazioni dell’atmosfera.
È come alterare uno degli ingranaggi principali del sistema climatico terrestre.
Le conseguenze possono propagarsi per migliaia di chilometri attraverso quelle che i climatologi chiamano teleconnessioni atmosferiche, modificando statisticamente la probabilità di determinati tipi di tempo anche in regioni molto lontane dal Pacifico.
Perché El Niño 2026 sta attirando così tanta attenzione
La principale anomalia riguarda la velocità e l’intensità con cui il fenomeno si sta sviluppando.
Secondo la WMO, tra la fine di luglio e la metà di agosto 2026 le anomalie settimanali della temperatura superficiale del mare nella regione Niño 3.4 hanno raggiunto circa +2,2/+2,6 °C rispetto alla media.
Ancora più impressionante è ciò che sta accadendo sotto la superficie dell’oceano: in alcune aree sono state rilevate anomalie termiche superiori agli 8 °C.
La NOAA statunitense ha confermato il quadro il 13 agosto, stimando una probabilità superiore al 90% che l’evento raggiunga un’intensità “molto forte” durante l’autunno e l’inverno 2026-2027.
Le previsioni multimodello della WMO per il trimestre settembre-novembre 2026 indicano inoltre una possibile anomalia media della temperatura superficiale nella regione Niño 3.4 vicina a +3,6 °C, con un’intensificazione destinata probabilmente a culminare tra novembre e dicembre.
Si tratta di valori estremamente elevati.
È però importante chiarire un punto: un’anomalia di +3 °C nel Pacifico equatoriale non significa che la temperatura media del pianeta aumenterà improvvisamente di tre gradi.
Il dato riguarda una specifica regione oceanica utilizzata per misurare l’intensità del fenomeno.
L’allarme delle Nazioni Unite
Il tono utilizzato dalle Nazioni Unite riflette soprattutto la necessità di prepararsi in anticipo agli effetti possibili.
Il Segretario generale dell’ONU António Guterres ha evidenziato come il fenomeno stia sviluppandosi su un pianeta già caratterizzato da temperature oceaniche e atmosferiche molto elevate.
La segretaria generale della WMO, Celeste Saulo, ha a sua volta sottolineato che siccità e alluvioni associate alle variazioni climatiche possono avere conseguenze importanti sulle comunità e sulle economie.
La questione centrale è proprio questa:
El Niño non agisce su un sistema climatico statico, ma su un pianeta già più caldo.
El Niño è un fenomeno naturale e non deve essere confuso con il cambiamento climatico antropogenico.
I due fenomeni possono però sovrapporsi.
Un forte El Niño può temporaneamente trasferire più calore dall’oceano all’atmosfera e contribuire ad aumentare ulteriormente le temperature globali.
Cosa potrebbe accadere tra la fine del 2026 e il 2027
Non esiste un unico effetto di El Niño valido per tutto il pianeta.
Alcune regioni possono diventare più secche, altre molto più piovose.
Secondo le attuali previsioni climatiche stagionali, uno degli scenari maggiormente monitorati comprende:
Siccità più frequenti o intense in alcune parti dell’Asia meridionale, del Sud-est asiatico, del Maritime Continent, dell’America meridionale settentrionale e dei Caraibi.
Precipitazioni superiori alla media in parti dell’Africa orientale, dell’Asia orientale, del Nord America meridionale e dell’America meridionale meridionale.
Temperature superiori alla norma in una vasta parte delle terre emerse.
Le ultime previsioni stagionali del servizio europeo Copernicus mostrano proprio un’impronta delle precipitazioni coerente con un forte El Niño.
Ma si parla sempre di probabilità climatiche, non della previsione di singoli temporali, alluvioni o ondate di calore con mesi di anticipo.
Il grande problema dell’acqua: siccità da una parte, alluvioni dall’altra
Uno degli aspetti più paradossali di El Niño riguarda proprio l’acqua.
Lo stesso fenomeno può contribuire a produrre grave scarsità idrica in alcune zone del pianeta e precipitazioni eccezionali in altre.
Nelle aree interessate dalla siccità possono diminuire le portate dei fiumi e le disponibilità nei bacini artificiali, aumentando lo stress sulle coltivazioni e sull’approvvigionamento idrico.
Dall’altra parte, quando precipitazioni molto intense colpiscono territori vulnerabili possono aumentare i rischi di:
- alluvioni;
- frane;
- erosione del suolo;
- flash flood;
- danni alle infrastrutture.
Inoltre, una grande quantità di pioggia concentrata in poche ore non equivale necessariamente a una maggiore disponibilità di acqua.
Una precipitazione estremamente intensa può infatti scorrere rapidamente sulla superficie e raggiungere fiumi e mare senza riuscire a infiltrarsi efficacemente nel terreno e contribuire alla ricarica delle riserve sotterranee.
Agricoltura e sicurezza alimentare
Anche la FAO sta seguendo con attenzione il fenomeno.
L’organizzazione delle Nazioni Unite ha analizzato oltre 40 anni di osservazioni satellitari per individuare le zone agricole che storicamente mostrano una maggiore vulnerabilità alla siccità durante gli eventi El Niño forti e molto forti.
L’obiettivo è consentire interventi preventivi nelle aree maggiormente esposte prima che eventuali crisi agricole raggiungano la loro fase più grave.
Coltivazioni e pascoli dipendono fortemente dalla regolarità delle precipitazioni.
Una riduzione prolungata delle piogge può quindi provocare perdite nella produzione agricola, scarsità di foraggio e problemi per gli allevamenti.
Se gli effetti dovessero interessare contemporaneamente diverse importanti aree agricole mondiali, potrebbero esserci anche ripercussioni sui mercati internazionali.
Questo non significa che El Niño provocherà automaticamente una crisi alimentare globale, ma rappresenta un fattore di rischio da monitorare.
Incendi e caldo estremo
La combinazione tra temperature elevate e riduzione delle precipitazioni aumenta anche il rischio di incendi nelle regioni maggiormente esposte alla siccità.
Vegetazione e terreno progressivamente più secchi diventano infatti combustibile disponibile per gli incendi.
Parallelamente, l’attuale aggiornamento WMO indica per settembre-novembre 2026 una maggiore probabilità di temperature superiori alla media su gran parte delle terre emerse.
El Niño può inoltre contribuire temporaneamente a innalzare la temperatura media globale trasferendo parte del calore accumulato nel Pacifico tropicale verso l’atmosfera.
Per questo motivo non sarà importante osservare soltanto la fine del 2026.
Anche il 2027 potrebbe diventare un anno climaticamente particolarmente interessante.
E in Europa?
Qui la situazione diventa molto più complessa.
El Niño influenza direttamente soprattutto le regioni tropicali e quelle che presentano teleconnessioni climatiche più robuste con il Pacifico.
L’Europa si trova molto più lontano dal centro del fenomeno.
Gli studi dell’ECMWF mostrano che El Niño può influenzare la circolazione atmosferica dell’area euro-atlantica, soprattutto durante l’inverno, ma gli effetti europei sono significativamente meno prevedibili rispetto a quelli osservati nelle regioni tropicali.
Sul clima europeo intervengono infatti contemporaneamente moltissimi altri fattori, tra cui le condizioni dell’Atlantico, la circolazione atmosferica polare e le oscillazioni del Nord Atlantico.
Due eventi El Niño della stessa intensità possono quindi produrre in Europa conseguenze differenti.
E cosa potrebbe succedere in Italia?
Anche per l’Italia bisogna evitare conclusioni troppo semplicistiche.
Affermazioni come:
“El Niño provocherà sicuramente alluvioni in Italia”
non hanno fondamento scientifico.
Non esiste una relazione così diretta.
Le attuali previsioni stagionali di Copernicus indicano però per l’autunno europeo un segnale verso condizioni più piovose della media in alcune zone dell’Europa meridionale e occidentale, mentre le temperature risultano previste generalmente superiori alla norma.
Gli stessi scienziati precisano però che l’affidabilità delle previsioni stagionali sulle precipitazioni europee è inferiore rispetto a quella delle regioni tropicali.
Per il Mediterraneo esiste inoltre un’altra variabile importante: la temperatura del mare.
Un mare particolarmente caldo può fornire grandi quantità di calore e vapore acqueo all’atmosfera.
Quando masse d’aria più fredde o perturbazioni incontrano un Mediterraneo molto caldo e ricco di umidità possono crearsi condizioni favorevoli allo sviluppo di precipitazioni estremamente intense.
El Niño può essere uno degli elementi che influenzano la circolazione globale, ma non può essere considerato automaticamente la causa di un singolo evento meteorologico estremo italiano.
Il periodo da osservare maggiormente
Sulla base delle previsioni disponibili al 3 settembre 2026, la possibile evoluzione può essere schematizzata così:
Settembre–ottobre 2026: ulteriore rafforzamento di El Niño.
Novembre–dicembre 2026: possibile fase di massima intensità.
Dicembre 2026–febbraio 2027: persistenza del fenomeno e possibili teleconnessioni atmosferiche più evidenti.
2027: possibili effetti ritardati sulle temperature globali e sulle condizioni climatiche di varie regioni anche durante la fase di successivo indebolimento del fenomeno.
La WMO sottolinea però un principio fondamentale: un El Niño molto forte non produce necessariamente impatti estremamente forti in ogni regione del pianeta.
Uno scenario da monitorare, non una profezia di catastrofe
L’evento El Niño 2026-2027 presenta caratteristiche che giustificano pienamente l’attenzione della comunità scientifica internazionale.
Le temperature eccezionalmente elevate del Pacifico tropicale, il rapido rafforzamento del fenomeno e l’elevato accordo dei modelli climatici indicano la possibilità di un episodio molto intenso.
Ma parlare di una catastrofe mondiale già certa sarebbe sbagliato.
La climatologia lavora principalmente in termini di probabilità e aumento o diminuzione del rischio.
Ciò che possiamo affermare oggi è che nei prossimi mesi aumenterà la probabilità di importanti anomalie delle precipitazioni e delle temperature in numerose regioni del pianeta.
Siccità, alluvioni, caldo estremo, incendi, stress agricolo e problemi nella gestione delle risorse idriche saranno quindi alcuni degli indicatori principali da osservare tra la fine del 2026 e il 2027.
E probabilmente il dato scientificamente più importante sarà comprendere che cosa accade quando uno dei fenomeni naturali più potenti del sistema climatico terrestre si sovrappone a oceani e atmosfera già eccezionalmente caldi.
La risposta inizieremo a osservarla nei prossimi mesi.
Fonti principali
Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) – El Niño set to become very strong, raising risks of extreme weather into 2027, 3 settembre 2026.
WMO – El Niño/La Niña Update, agosto 2026, pubblicato il 3 settembre 2026.
WMO – Global Seasonal Climate Update September–October–November 2026.
NOAA Climate Prediction Center – ENSO Diagnostic Discussion, 13 agosto 2026.
Copernicus Climate Change Service / ECMWF – Seasonal Forecasts, aggiornamento agosto 2026.
ECMWF – analisi delle teleconnessioni ENSO e degli effetti sul clima europeo.
FAO – analisi del rischio agricolo associato a El Niño, giugno 2026.

