Il Pentagono pubblica il filmato UFO dello Utah del 1952 e apre un canale per gli informatori

Fotografia d'epoca in bianco e nero di luci misteriose nel cielo, stile anni '50

Settembre 2026 si sta chiudendo con due notizie destinate a lasciare il segno nella lunga storia della Disclosure UFO: il Pentagono ha pubblicato un filmato storico risalente al 1952, e ha contemporaneamente aperto un canale protetto pensato per raccogliere le testimonianze di chi, in passato, ha lavorato a stretto contatto con informazioni classificate sui fenomeni aerei non identificati.

Il filmato dello Utah

Il documento, catalogato come DOW-UAP-PR159 e intitolato “Historical Film of Reported UFOs, Utah, 1952”, riporta alla luce una delle riprese più antiche mai realizzate di un presunto avvistamento UFO. Le immagini furono girate da Delbert C. Newhouse, fotografo della Marina degli Stati Uniti, che descrisse l’osservazione con parole rimaste celebri negli ambienti ufologici: “C’era un gruppo di circa dieci o dodici oggetti che non avevano alcuna relazione con nulla che avessi mai visto prima”.

Newhouse riuscì a filmare parte dell’osservazione con una cinepresa Bell & Howell, utilizzando pellicola Kodachrome a colori da 16 millimetri, un dettaglio tecnico che rende il filmato particolarmente prezioso per gli standard dell’epoca. Il materiale, ora digitalizzato e reso pubblico, mostra piccoli punti luminosi in movimento contro il cielo: la scarsa qualità della registrazione e l’assenza di punti di riferimento fissi non permettono, ancora oggi, di stabilire con certezza cosa Newhouse abbia effettivamente ripreso quel giorno. Il filmato fu consegnato all’epoca all’Aeronautica statunitense ed entrò a far parte dei casi esaminati dal Project Blue Book, il celebre programma con cui l’Aeronautica indagò sistematicamente sugli avvistamenti UFO tra il 1952 e il 1969.

La nuova deroga: un canale protetto per gli informatori

Parallelamente alla pubblicazione del filmato, il 15 settembre 2026 il Pentagono ha annunciato una deroga significativa: non si tratta di una desecretazione automatica generale, né di un’autorizzazione per militari ed ex dipendenti a consegnare direttamente materiale riservato alla stampa. Piuttosto, la misura crea un canale protetto verso i rappresentanti designati del Presidential UAP Declassification and Reporting System, pensato per evitare che i tradizionali accordi di riservatezza impediscano a chi possiede informazioni rilevanti di riferirle attraverso i canali istituzionali appropriati.

Saranno comunque le autorità competenti a valutare, caso per caso, l’autenticità, il livello di classificazione e l’effettiva pubblicabilità dei contenuti raccolti attraverso questo nuovo canale, un processo che promette di richiedere tempo e un’attenta valutazione burocratica.

Un dossier complesso, non una singola categoria

Dietro l’espressione generica di “file sugli UFO” si nasconde in realtà un archivio potenzialmente molto più vasto ed eterogeneo di quanto si possa immaginare: filmati registrati da sensori militari, debriefing di piloti, catene di email tra funzionari governativi. La vera domanda, secondo gli osservatori che seguono da vicino il dossier, non riguarda tanto l’esistenza di questo materiale, quanto quali contenuti specifici riusciranno effettivamente a superare il confine tra testimonianza protetta, documento classificato e informazione realmente accessibile al pubblico.

Un anno storico per la Disclosure

Questo nuovo sviluppo si inserisce in un 2026 che si sta confermando straordinariamente denso per il tema della Disclosure UFO: dalla rimozione degli accordi di non divulgazione per il personale governativo, al lancio dei programmi PURSUE e Legacy Program, fino al successo cinematografico globale di “Disclosure Day” di Steven Spielberg, che ha riportato prepotentemente il tema al centro dell’attenzione pubblica mondiale.

Dal filmato in bianco e nero di un fotografo della Marina nel 1952 fino ai moderni canali digitali protetti per gli informatori del 2026: settant’anni di storia della Disclosure UFO raccontano un percorso lento, spesso contraddittorio, ma apparentemente inarrestabile verso una maggiore trasparenza. Che il velo su questo mistero si stia davvero sollevando, o che si tratti semplicemente dell’ennesimo capitolo di una storia destinata a non trovare mai una conclusione definitiva, resta una domanda a cui, forse, solo il tempo potrà dare una risposta certa.

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